Il 19 gennaio 2000 avevo solo sette anni, non m’interessavo di politica, non aprivo i giornali se non quando li utilizzavo per non sporcare la scrivania mentre dipingevo con le tempere. Frequentavo da qualche mese la seconda elementare e da qualche mese era nata Aurora, la mia seconda sorellina.
La mia massima preoccupazione era il non riuscire ad imparare la tabellina dell’otto. O il dover giocare una partita a basket, cosa che ancora adesso non riesco a fare.
Guardavo la televisione molto di rado, preferivo riempire pagine e pagine di quaderni con disegni senza senso o con storielle divertenti. Ero affascinato dall’universo, dalle astronavi e dai pianeti.
Non ricordo esattamente come avevo trascorso la giornata, quel 19 gennaio. Ma ricordo il telegiornale di quella sera, che in via del tutto eccezionale mio padre aveva acceso mentre mangiavamo cena, una minestrina di verdura e qualche fetta di prosciutto.
Riesco ancora a rivedere nella mente le immagini di repertorio di un servizio: c’era un uomo robusto con due occhiali enormi ed un’ottima cravatta rossa che parlava dai banchi del governo ad una camera del Parlamento mezza vuota. Si dava notizia della sua morte.
Mi dispiacque subito. Il suo viso mi aveva trasmesso una simpatia istantanea.
Il giorno dopo, a scuola, forse per perdere tempo durante la lezione di matematica, chiesi alla maestra chi mai fosse stato Bettino “Crapsi” (lo pronunciavo così…) e che cosa avesse fatto di così importante per venire trasmesso in televisione. Quella simpatica signora, oggi già in pensione, che tanto mi ha insegnato e che tanto mi ha fatto patire, rispose:”Era un ladro, Gianluca. Un ladro che è scappato in Tunisia per non venire arrestato”. Ci rimasi un po’ male, ma me ne dimenticai presto.
Il 2001 è stato l’anno della mia scoperta della politica. Ricordo la campagna elettorale per le elezioni del Parlamento. E ricordo l’affascinante figura di quell’uomo un po’ pelato e non molto alto che aveva avuto la brillante idea di firmare un contratto d’impegno con gl’Italiani. Amai subito Berlusconi, ero colpito dal suo eloquio, dal suo sorriso perenne, da quell’ottimismo che sapeva sprizzare da tutti i pori. Poi, perdio, era il presidente del Milan!
Ed iniziai ad informarmi su quello che accadeva nelle alte sfere dello Stato. Ricordo il primo comizio a cui ho preso parte e ricordo quando, il giorno stesso in cui compii quattordici anni, mi feci portare nella sede provinciale di Alleanza nazionale per prendere la mia prima tessera di partito. Allora ero ben lontano dal definirmi socialista, a Bettino “Crapsi” preferivo Almirante e Tatarella.
Un pomeriggio, però, mentre discutevo sulla storia tutta italiana del MSI con mio zio Carlo, l’uomo che mi aveva avvicinato agli ambienti della Destra sociale, venne citato il concetto di “socialismo tricolore”. Concetto che m’incuriosì e che mi spinse ad effettuare alcune ricerche.
Il passo dal socialismo tricolore a Bettino Craxi fu breve. Specialmente perché le sue idee riformiste di promozione dei meriti e di soddisfazione dei bisogni per tutti ben si sposavano con il ruolo sociale che attribuivo allo Stato.
Fu così che venni conquistato, da piccolo “italianissimo” come amavo definirmi, dalla figura di Bettino. Lo riscoprii.
All’inizio m’incuriosiva solamente, io che sono sempre stato attratto dai “banditi” (nel senso etimologico dei tempi…), dagli untori, dalle streghe arse nei roghi, dalle vittime del furore della piazza. E mi commossi, lo confesso, quando mi fecero guardare un video sull’episodio dell’hotel Raphael, il famoso lancio delle monetine (quella folla che sventolava banconote da mille lire e cantava “Vuoi pure queste? Vuoi pure queste? Bettino, vuoi pure queeeeste?”…).
Intanto, ho iniziato a frequentare il Liceo scientifico più per volere dei miei genitori che per vera e propria vocazione. È iniziato il periodo delle prime storie d’amore finite male, delle serate al pub, delle notti in discoteca, degli investimenti in Borsa.
Ma la passione per la politica non mi ha abbandonato.
Ed è da alcuni anni che scrivo articoli per giornali politici e locali, intrattengo corrispondenze, partecipo a riunioni politiche. Ma soprattutto cerco di formarmi, di studiare, d’informarmi per avere una visione sempre più aperta e meno ideologica del mondo.
E così ho iniziato ad analizzare l’operato di Bettino come uomo politico, segretario, uomo di governo. E l’ho apprezzato.
Craxi ha saputo incarnare una ventata di cambiamento, di riforme, di volontà di fare. Di tentativo di liberare l’Italia dal giogo delle burocrazie e dei poteri forti per spingerla sempre più verso l’Europa e verso quella collocazione geopolitica che è nella sua natura di penisola: il Mediterraneo. Di lotta per la libertà degli oppressi. Di carattere e di orgoglio.
Ogni tanto, ancora oggi, mi chiedo quali traguardi avrebbe raggiunto l’Italia se non fosse scoppiato lo scandalo di Tangentopoli. Se una magistratura interessata non avesse falcidiato un’intera classe politica per spianare la strada ad alcuni personaggi demagogici e privi di scrupoli, da sempre schierati dalla parte dei poteri forti e delle grandi lobbies conservatrici. Se non si fosse aperta una stagione d’odio, populismo, processi pubblici portati a termine più in piazza che in tribunale.
Sì, perché gli strascichi di quell’epoca non ancora lontana influiscono fortemente sulla politica odierna. E, ad oggi, non si è ancora raggiunta quella lucidità storica adatta per effettuare un’analisi puntuale. Esistono ancora troppi pregiudizi, troppe idee precostituite, troppe opinioni non supportate da alcuna evidenza, troppi sospetti, troppe illazioni. E un velo d’ipocrisia ancora ricopre coloro che affrontano questo argomento. Un’ipocrisia più che mai viva nell’anniversario del 19 gennaio: continue riabilitazioni, continue lodi di comodo, continui ragionamenti vacui ed interessati da parte proprio di coloro che grazie a Mani Pulite hanno ottenuto considerevoli vantaggi.
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Sto vivendo un periodo triste della nostra storia. Un momento in cui si sta perdendo la fiducia per tutto, non si hanno più certezze né prospettive. Un momento in cui lo scenario politico è profondamente confusionale, le masse si lasciano trascinare verso la “protesta senza proposta”.
Il clima d’odio non ha ancora abbandonato l’Italia, anzi viene continuamente rinvigorito da coloro che intendono cavalcare la sua onda lunga.
Sì, perché quell’odio che costrinse Bettino alla fuga è ancora vivo e si sta insinuando sotto varie forme nel pensare comune: dall’odio politico a quello religioso, dall’odio per il diverso all’odio per chi non ha i nostri stessi gusti.
Un odio che deve essere superato se si vuole costruire qualcosa di nuovo. Un odio che deve abbandonare la nostra storia, permettendo così una riflessione profonda ed accurata sulle tematiche più controverse. Un odio che venga incanalato solamente contro l’oppressione, l’ingiustizia, la discriminazione, il dogmatismo, i pregiudizi, gl’interessi particolari. E che lasci spazio alla ragione.
Ed intanto, aspettando questa inversione, spero nel futuro. E mi concentro sul passato, cercando di imparare dagli errori che, inevitabilmente, sono stati commessi, per fortuna, da altri.
Ed intanto, aspettando questa inversione, continuo a credere nei sublimi principi del socialismo liberale e a vedere in Bettino Craxi una figura da cui prendere esempio per il mio cammino politico.
“La mia libertà equivale alla mia vita”- B. Craxi
Gianluca Olivero
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